05 giugno 2008

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04 giugno 2008

Appello urgente per Zeynep Kiliç

proletari comunisti inform

Associazione Solidarietà Proletaria (ASP)
CP 380, 80133 Napoli - Italia
e-mail: Ass-solid-prol@libero.it

Libertà per Nazan Ercan!

Mobilitiamoci perché all'uscita dal carcere di Rebibbia di Roma, Nazan non venga trasferita in un CPT ed espulsa in Turchia!

Il 9 giugno prossimo Nazan Ercan, che tutti molti ormai conoscono con il nome di Zeynep Kiliç, vedrà scadere i termini della sua carcerazione. I suoi avvocati si accingono a presentare alla per lei un domicilio di riferimento e un contratto lavorativo e a chiedere la discussione della "pericolosità sociale" della loro assistita.

Ma questo potrebbe non esser sufficiente ad impedire la sua espulsione immediata in Turchia, paese di cui è oppositrice politica e in cui la sua incolumità sarebbe a grave rischio.

Nazan ha scontato appieno la condanna a 5 anni inflittale in primo e secondo grado dalla Giustizia italiana per presunta appartenenza al DHKP-C, un partito comunista dell'estrema sinistra turca inserito nelle famigerate liste nere dell'Unione Europea.

Liste che, approvate dal Consiglio d'Europa sulla scia dell'attentato alle torri gemelle dell'11 settembre, sono state, lo ricordiamo, messe recentemente in discussione dalla stessa Assemblea parlamentare europea (APCE) la quale, il 23.01.2008, ha definito come "lesive dei diritti umani fondamentali e completamente arbitrarie" le procedure impiegate per l'iscrizione in esse dei presunti terroristi.

Nazan Ercan e Avni Er (condannato invece a 7 anni) sono gli unici due attivisti in carcere di quell'enorme operazione di polizia giudiziaria che il 1 aprile 2004 provocò l'arresto di 82 persone in Turchia e 59 persone tra Germania, Olanda, Belgio e Italia.

Questi due compagni che, come tutti gli altri arrestati, erano impegnati nella denuncia dei crimini commessi dal regime fascista turco, hanno subito in Italia un processo scandaloso.

Un processo evidentemente politico, che a visto ripetutamente leso il diritto della difesa, e che ha basato la sua condanna principalmente sulle dichiarazioni dei due testi a carico: il tenente colonnello dei R.O.S di Roma, Vittorio Pagliaccia, responsabile dell'inchiesta italiana e Serdar Bajraktutan, ufficiale di collegamento turco, nonchè vice-direttore dell'Antiterrorismo di Istanbul e responsabile degli interrogatori in quel paese. Questi personaggi, che hanno testimoniato in aula, coperti da un paravento, hanno fornito come "prove" le loro "convinzioni e conclusioni investigative" che li hanno portati ad asserire con certezza, quanto la stessa Magistratura turca o europea non si spinge a riconoscere ovvero l'equivalenza tra DHKP-C (il Partito, illegale e clandestino) e il DHKC, ossia il Fronte, quella struttura composta da molteplici associazioni, radio, giornali, sindacati che godono di un riconoscimento pubblico e legale.

La Corte di Perugia che ha condannato Avni e Nazan, ha ammesso come valide "testimonianze indirette", avvalorando nel caso di Bajraktutan, deposizioni riguardanti fatti e circostanze di addirittura trent'anni prima e apprese da fonti rimaste imprecisate.

"I presunti terroristi" cui è stato possibile risalire con l'operazione 2004, per bocca dello stesso ufficiale turco, sono stati "inchiodati" da prove rinvenute su corpi di altri militanti del DHKP-C, rimasti però tutti uccisi dalle forze di polizia o dalle confessioni di alcuni degli arrestati. Confessioni successive a modalità di interrogatorio la cui validità è tutta da verificare stando a quanto riferito dai rapporti degli organismi internazionali a tutela dei diritti umani e dallo Bajraktutan che ad una domanda in merito dell'avvocato difensore candidamente afferma "su ogni persona che prendiamo alla fine vengono fatte queste denuncie, cioè, non proprio la denuncia ma tutti dicono che sono stati torturati."

I Magistrati italiani tanto solerti nel condannare Avni e Nazan, non hanno inteso minimamente indagare il contesto turco nel quale la loro presunta organizzazione di appartenenza, il DHKP- C opera, per cercare di appurare in tal modo se l'attività da essa condotta in Turchia possa essere inquadrata effettivamente in una dinamica di "terrore" e non invece di "guerra di resistenza" contro un'oppressione fascista alla stregua della Resistenza in Italia. Il PM Cannevale durante il processo di primo grado dirà: "come stabilito dalla Corte la materia della democraticità dello stato turco, tra virgolette, e le sua violazione dei diritti umani è tema che non è di rilievo in questo processo". E con tale motivazione si opporrà puntualmente, con il sostegno Presidente della Corte della Corte Aldo Criscuolo, a ogni tentativo della difesa di dimostrare la pesante ingerenza dei militari nella "vita democratica" dello Stato turco e i crimini da essi commessi tra cui l'assalto alle prigioni del dicembre 2000, nel quale l'esercito si rese responsabile dell'assassinio di 28 persone, 4 delle quali furono bruciate vive per l'utilizzo dei lanciafiamme.

Il completo disinteresse delle Autorità italiane per il rispetto della dignità e dei diritti dell'uomo, causa a cui invece Avni e Nazan hanno sacrificato la loro vita, è emersa anche dalle motivazioni della sentenza
con cui il 16 aprile 2008 la Corte d'Appello di Sassari, ha respinto la richiesta di estradizione di Avni avanzata direttamente dal governo di Ankara. Il giudice Giovanni Antonio Tabasso ha rigettato l'estradizione perché ha ritenuto che l'Italia abbia svolto efficacemente il proprio ruolo di paladina della "guerra al terrorismo" condannando Avni prima ancora della stessa Turchia.

Nulla, se non un'ampia mobilitazione e solidarietà promossa nei confronti di Avni e Nazan, avrebbe impedito a questa Magistratura così genuflessa, di consegnare il nostro compagno ai suoi carnefici.

Avni e Nazan ci incitano nelle loro lettere ad andare avanti, a continuare la battaglia contro il pericolo di espulsione che incombe su di loro.

Avni e Nazan hanno già pagato abbondantemente con il loro "sequestro" da parte delle Autorità Italiane; è ora di dire basta agli abusi continui della Giustizia italiana.

Il responsabile oggi della possibile e imminente espulsione di Nazan è il Questore di Roma.

E' a lui che chiediamo di indirizzare immediatamente appelli, fax di protesta per impedire che Nazan all'uscita dal carcere di Rebibbia a Roma, concretamente possibile già sabato prossimo possa essere portata in un CPT e da qui rinviata in Turchia.

Chiediamo a tutti i sinceri democratici, intellettuali e esponenti della sinistra che già si sono mobilitati e a quanti ancora non l'hanno fatto, di esprimere energicamente il loro sostegno nei confronti di Avni e Nazan.

Chiediamo a tutti coloro che possono, di esser pronti per un presidio davanti alla Questura di Roma o al carcere di Rebibbia nel momento in cui Nazan uscirà.

Impedire questo ennesimo crimine è ancora più importante oggi per tutti coloro che vogliono opporsi all'accellerazione reazionaria e fascista impressa dal nuovo Governo Berlusconi!

Libertà per Avni e Nazan!

No all'espulsione!

Indirizzare proteste al Questore di Roma Marcello Fulvi
Questura di Roma
Via San Vitale 15 - 00184 Roma
telefono: 0646861
email: urp.rm@poliziadistato.it

Per scrivere ad Avni e Nazan:
Nazan Ercan (alias Zeynep Kiliç)
via Bartolo Longo 92
00156 - Rebibbia - Roma
Avni Er
Via Raffaele Majetti 70
00156 Roma-Rebibbia